Barbera, un vitigno che parla delle nostre origini 

Nel panorama del vino italiano non c’è uva che meriti più approfondimenti della Barbera

É stata parte fondante del nostro tessuto sociale, una presenza confortante nelle osterie popolari, nelle sagre e durante le lunghe giornate di lavoro nei campi. 

Rustica, concentrata ed economica. Insomma, alla portata di tutti.

Giorgio Gaber intonava: “Triste col suo bicchiere di Barbera, Senza l’amore al tavolo di un bar, Il suo vicino è in abito da sera, Triste col suo bicchiere di champagne” 

Per riassumere: la Barbera era il vino scelto dal povero, lo Champagne il vino del ricco imprenditore. 

Eravamo nei furenti anni Settanta. Sarà ancora così? 

La Barbera trova la sua dimora di elezione in Piemonte ed è la seconda uva a bacca rossa più coltivata d’Italia. Oltreoceano, California e Argentina l’hanno accolta con entusiasmo e ad oggi sono molte le versioni interessanti di questo vino anche dal nuovo mondo. 

Le sue origini genetiche rimangono oscure e svariati test sul DNA hanno provato che le similitudini con altri vitigni autoctoni piemontesi – come ad esempio il Nebbiolo – sono quasi del tutto inesistenti. Si può dedurre che sia nata dall’incrocio spontaneo di alcune varietà fuori dall’areale piemontese ma l’unica certezza è che si inizia a parlare di uva Barbera nel 1512, anno a cui risale un atto catastale del Comune di Chieri in cui se ne segnala la presenza. 

Dal Monferrato alle colline di Alba, dai colli piacentini all’ Oltrepò pavese, la Barbera si adatta ai diversi terreni e produce espressioni di vino diversissime tra loro in freschezza, concentrazione e longevità in bottiglia. Un’unica costante, più o meno accentuata, la si può trovare nella spiccata acidità tipica del vitigno. 

Sebbene esista ancora la versione semplice ed immediata, sempre più spesso la Barbera si nobilita con il lavoro in cantina e regala sensazioni decisamente complesse e stratificate, capaci di andare oltre il frutto e giocare sulle note terziarie. Grazie al lavoro di vignaioli illuminati che negli anni hanno investito su questa varietà, selezionando i terreni ideali per i vigneti e sacrificando la quantità per la qualità, la Barbera ha ripreso il suo posto d’onore tra i grandi rossi italiani. 

La verità è che sta a noi degustatori informarci e comprendere che tipo di Barbera abbiamo davanti, raccogliendo informazioni importanti come l’areale di produzione e il tipo di affinamento. 

In cucina, si presta ad abbinamenti assolutamente diversi tra loro. 

Una Barbera strutturata ed affinata in legno si sposa benissimo con un risotto al tartufo o con un brasato di manzo. La sua versione più leggera, invece, può accompagnare delle lasagne di zucca e salsiccia o un ricco tagliere di salumi e formaggi freschi. Un abbinamento gourmet che sorprende sempre è con il pescato, l’importante è selezionare un pesce dalla carne grassa oppure un condimento dai sapori decisi. 

La nostra Barbera d’Alba nasce sulle colline di La Morra, ancorata ad un passato squisitamente popolare ma prodotta con tecniche moderne che regalano un palato contemporaneo: affina in botte e regala sensazioni di frutta matura, note eteree e leggermente speziate. 

Assolutamente da provare con una grigliata mista e delle patate viola alle erbe aromatiche. 

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