I nomi del vino: manuale d’uso
I nomi del vino

Avete mai sentito un sommelier descrivere un vino o parlare di un territorio?
Vi siete mai chiesti, quando sentite termini come perlage, millesimo, terroir e annessi, di che
cosa si stia realmente parlando?


Certo, riassumere in una breve guida il linguaggio che i sommelier impiegano anni ad
addomesticare è decisamente pretenzioso.
Abbiamo quindi deciso di creare una piccola guida per familiarizzare con i termini e i concetti più
importanti del mondo del vino.

1) DOCG, DOC, IGT
Questo è uno dei punti fondamentali – e forse tra i più complessi – del panorama vinicolo
italiano.
Questi acronimi, che significano rispettivamente Denominazione di Origine Controllata e
Garantita, Denominazione di Origine Controllata e Indicazione Geografica Tipica, stanno a
suddividere, regione per regione, le tipologie di vino che vengono prodotte nel nostro paese.
Non ha nulla a che vedere con la qualità del vino in sé, che dipende principalmente dalla
maestria del singolo produttore, ma piuttosto con il territorio, il disciplinare di produzione e le
tipologie di vino ammesse in quella determinata zona (spumante, bianco fermo e così via).
Il retaggio passato vedeva questa piramide come ‘qualitativa’, con i vini IGT alla base e i DOCG
alla punta, ma ad oggi è sbagliato vederla così: in ogni regione è possibile trovare vini eccellenti
in tutte le tipologie. Quello che rimane vero è che nelle zone a denominazione c’è una forte
concentrazione di vitigni autoctoni legati a produzioni storiche, mentre i territori atti alla
produzione di IGT sono generalmente più recenti, con disciplinari di produzione meno rigidi che
permettono ai produttori di sperimentare con più libertà.

2) MILLESIMATO vs CUVÈE
Millesimato si riferisce all’annata di uno spumante. Qualora il vino sia infatti prodotto da uve
della medesima vendemmia, è considerato appunto un millesimo, e l’annata viene indicata in
etichetta. Se lo spumante è millesimato, potremo fare valutazioni aggiuntive sull’andamento
della vendemmia.
Cuvèe indica invece uno spumante prodotto da uve di annate differenti.

3) METODO CHARMAT vs METODO CLASSICO
Entrambi i metodi vengono impiegati per la produzione di bollicine. Il Metodo Charmat prevede
la fermentazione del vino in grandi recipienti di acciaio in un periodo di tempo compreso tra 1 e
6 mesi. La spumantizzazione si completa prima dell’imbottigliamento e i vini imbottigliati sono
pronti da bere.
Il Metodo Classico è più lungo – tra i 12 e i 24 mesi di base – e prevede la rifermentazione in
bottiglia attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati. Questa tecnica permette di
creare spumanti capaci di migliorare con il tempo grazie alla maggiore struttura complessiva del
vino.

2) TERROIR vs CRU
Con il primo termine andiamo ad indicare la commistione tra territorio, vigneto ed intervento dell’
uomo. Il Cru è un’area circoscritta all’interno di un determinato terroir: indica generalmente un
vigneto le cui qualità sono uniche rispetto ad altre. I fattori presi in considerazione riguardano la
conformazione del terreno, la pendenza e l’esposizione delle vigne. In alcune zone d’Italia,
citiamo per esempio il Piemonte, il Cru può essere indicato in etichetta e spesso lo si trova con
la dicitura Vigneto/Vigna.

3) MONOVARIETALE vs BLEND
In caso di monovarietale si parla di un’unica uva utilizzata per la produzione del vino, opposto
invece il concetto di Blend, dove si utilizzano più uve.

4) SUPERIORE
Indica un contenuto alcolico superiore rispetto a quanto previsto dal disciplinare di produzione.

5) CLASSICO
Da non confondere con Metodo Classico, questa specifica si riferisce ai vini della zona di origine
più antica, quella “classica” e tradizionale. Può essere utilizzato solo per vini a denominazione e
deve essere indicato in etichetta.

6) SBOCCATURA
Questa informazione si trova spesso nella retro etichetta degli spumanti metodo classico. La
sboccatura – o dégorgement – indica il momento preciso in cui l’enologo decide che la
fermentazione in bottiglia è giunta al termine e si procede con la rimozione dei residui dalla
bottiglia e la tappatura finale. La data di sboccatura diventa quindi fondamentale quando
vogliamo capire l’evoluzione del vino che stiamo degustando. Moltissimi spumanti migliorano
infatti con il passare dei mesi, mentre altri sono più piacevoli se degustati nei primi mesi dalla
sboccatura.

7) AFFINAMENTO
Indica che tipo di lavorazione viene seguita nella produzione vino. Una volta pronto il vino base,
l’enologo, nel rispetto dei disciplinari di produzione, potrà procedere ad ‘affinare’ il vino in botte
grande, barrique, cemento, anfora o acciaio per un periodo che può andare da qualche mese ad
alcuni anni. La struttura e i sentori del vino finale verranno fortemente influenzati dal tipo di
affinamento scelto.

8) BARRIQUE
Il più iconico ‘contenitore’ del mondo del vino. La barrique nasce in Francia, probabilmente nella
zona di Bordeaux, come semplice botte per il trasporto del vino in nave. Ha dimensioni ridotte –
intorno ai 225 litri – e si distingue dalle altre botti per la qualità del legno utilizzato, la rovere
francese, in cui si affinano principalmente i grandi vini rossi.
Attenzione: se sentite un sommelier definire un vino come ‘barriccato’, potrebbe anche
intendere una caratteristica negativa: se mal gestita, infatti, la spiccata aromaticità della barrique
può sovrastare quella del vino. In questo caso, la struttura finale risulta poco equilibrata.

9) PERLAGE
Indica lo sviluppo delle bollicine da vino spumante nel calice. Il perlage può essere aggettivato
come fine, persistente, grossolano, discontinuo etc. ed è parte della valutazione della qualità di
un vino mosso.

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